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Federigo Enriques (1871-1946),
nato a Livorno da una famiglia ebraica proveniente dalla penisola iberica,
è stato uno dei più grandi matematici italiani fra '800
e '900, sviluppando quasi dal nulla la teoria e classificazione delle
superficie algebriche.
Nella sua vastissima bibliografia, agli
scritti matematici si affiancano importanti testi di filosofia e storia
del pensiero scientifico e filosofico. La sua interpretazione del significato
e del ruolo della filosofia lo portò in rotta di collisione con
il neoidealismo italiano, e nel 1911 lo rese protagonista di una memorabile
polemica con Croce.
Si occupò a fondo delle questioni connesse
all'organizzazione della scuola e dell'Università, elaborando progetti
di riforma che non hanno perso lati di grande attualità.
Laureatosi giovanissimo presso la Scuola Normale
Superiore di Pisa, insegnò geometria nelle Università di
Bologna e di Roma.
Fu presidente della Società Filosofia
Italiana e della Mathesis: direttore delle riviste "Scientia"
e "Periodico di matematiche"; pubblicò
manuali scolastici e testi per la preparazione degli insegnanti; fu direttore
della sezione di matematica dell'Enciclopedia Italiana, consulente
editoriale della Zanichelli di Bologna e della Calmann-Levy di Parigi,
direttore di collana presso le edizioni Hermann, membro delle più
importanti societò scientifiche europee, attivo protagonista di
incontri internazionali di matematica e filosofia.
Allontanato dalla cattedra nel 1938, a causa
delle leggi razziali, continuò a pubblicare i suoi lavori in Francia.
Fu tra i docenti della scuola ebraica clandestina, messa in piedi a Roma
nel 1941 da Guido Castelnuovo per consentire ai giovani ebrei, esclusi
dalle Università, di sostenere esami presso lUniversità
di Friburgo.
Dopo la Liberazione, collaborò con Washburn
alla stesura dei nuovi programmi di matematica per le scuole elementari.
Il contributo enriquesiano alla discussione dei
temi del rapporto tra scienza e cultura nella formazione delle nuove generazioni;
del valore e della moralità della scienza; dei compiti dell'intellettuale,
non riveste soltanto una rilevanza storica. Costituisce al contrario un
intervento di grande interesse su problemi ritornati assai attuali in
un presente come il nostro, in cui antiche certezze si sono svuotate e
si è tornati a interrogarsi in forma aperta, e senza itinerari
predefiniti, intorno ai problemi della formazione, alla validità
della scienza, ai limiti del progresso, al rapporto tra ragione e storia.
Einstein ed Enriques (1921)
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